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vita familiare
19 marzo 2009
Auguri a tutti i papà

Talvolta mi capita di lamentarmi di essere finita a vivere in un paesino del sud, per molti versi retrogrado e con una mentalità ancora chiusa. Ma ci sono anche aspetti positivi in questo. Qui ad esempio non siamo ancora arrivati a quanto raccontato da un arkeoniano, come ricordavo rispondendo a un post di questo blog.
Qui la festa del papà è ancora sentita, così come è sentita la figura di San Giuseppe
.
Qui nelle scuole le insegnanti ancora fanno preparare il lavoretto per il papà e insegnano agli alunni una poesia per la ricorrenza.
Certamente anche qui al sud si va verso la tendenza ad eliminare il padre. Ricordo alcuni anni fa, quando nostro figlio maggiore frequentava ancora il nido. Avevano organizzato una festa serale per papà e bambini. Beh! Mio marito mi raccontò che a quella festa erano presenti anche molte mamme insieme ai loro mariti. Praticamente una forma di controllo sul rapporto padre-figlio.
Ma per fortuna ancora rimane molto, qui, della figura paterna.
Nostro figlio maggiore era felicissimo questa mattina di andare a scuola per ultimare il lavoretto da consegnare al suo papà e ripassare la poesia. Nostra figlia purtroppo in questi giorni è influenzata e a scuola non va, il regalo al papà lo ultimerà e consegnerà in ritardo ma con il cuore glielo ha già consegnato.
E anch'io, nonostante non sia una bambina, ho fatto gli auguri oggi al nonno dei miei figli.
Volevo riservare un pensiero a tutti quei papà che sono lontani dai propri figli. Sia fisicamente
[1], sia solo con lo spirito, con il cuore.                                                             



[1] E’ il caso ad esempio di un mio cugino, che ha avuto un bambino con una donna straniera, la quale poi ha pensato bene di portare il bimbo nel suo paese natale e non farlo più vedere al suo papà.

27 agosto 2008
Della mamma e della nonna
"Fa la ninna fa nanna piccolino della mamma. Della mamma e della nonna e del babbo quando torna"
Mia madre me la cantava così la ninna nanna quando ero piccina; o meglio non sono in grado di ricordare se la cantasse anche a me così, ricordo però che la cantava in questo modo a mio fratello minore. Non escludo pertanto che queste frasi le riservasse anche a me.
Cioè, noi figli appartenevamo innanzitutto alla mamma e alla nonna
[1], nostro padre veniva dopo, era messo in secondo piano rispetto a nostra nonna.
Che poi in rete ho trovato anche un’altra versione di questa ninna nanna:
"
Fai la ninna fai la nanna, Questo bambino gl’è della mamma, Della mamma e della nonna, E della vergine Madonna. Della nonna e della zia, Della vergine Maria, Della zia e della nonna, E di babbo quando torna.”
Cioè, il bambino prima di essere del padre appartiene a tutte le altre donne della famiglia, più la Vergine Maria[2].

Come il Vangelo insegna, ho lasciato mio padre e mia madre per essere con il padre dei miei figli. Li ho lasciati proprio fisicamente, nel senso che loro continuano a vivere nella mia città natale mentre io risiedo con il mio uomo a molti km di distanza.
Quando eravamo in attesa del nostro primo bambino la gente mi chiedeva sovente se sarei andata a partorire nella mia città natale. “Perché dovrei?” Domandavo io di rimando. “Ho trovato ottimi medici anche qui”. E loro: “Allora verrà tua madre qui!”. Io spiegavo che, dovendo fare il parto naturale, non ero ovviamente a conoscenza del giorno esatto in cui il bambino sarebbe venuto alla luce. Pertanto mi sembrava un po’ inutile far venire i miei a casa nostra con forse molto anticipo, considerando anche che casa nostra non è grandissima, abbiamo un solo bagno e ospitare persone a lungo può comportare disagi anche agli stessi ospiti. I miei sarebbero quindi venuti a trovarci a nascita avvenuta.
Notavo gli sguardi perplessi di chi mi rivolgeva tali domande, qualcuno talvolta insisteva a chiedere: “Ma dopo la nascita ti trasferirai qualche giorno a casa di tua madre[3], vero?”. Rispondevo che non ne vedevo il motivo.
Quando il bambino nacque, e maggiormente poi, quando nacque la sorella, i commenti che ricevevo spesso erano: “poverina, ma come fai da sola?”. Più volte ho risposto che non ero affatto sola, perché, grazie a Dio, mica sono vedova.
Il commento seguente era sempre più o meno lo stesso “intendevo sola senza tua madre. Sai, tuo marito non può certo darti l’aiuto che ti darebbe tua madre”.

Nonostante quanto abbia letto in giro per la rete in questi ultimi due anni, i miei sono liberissimi di venire a trovare i nipoti come e quando vogliono. Ma io sono fiera di aver cresciuto i bambini con l’aiuto e l’appoggio del loro papà, piuttosto che con quello della loro nonna.



[1] A sua madre, nel caso specifico, visto che da prima della mia nascita fino ai miei tre anni e mezzo mio padre e mia madre vivevano con i miei nonni materni.

[2] Con tutto il massimo rispetto per quello che tale figura rappresenta ed è.

[3] Notare poi come insistevano sempre con questo “tua madre”. E mio padre? Mica sono separati i miei


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permalink | inviato da sadal-melik il 27/8/2008 alle 13:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
17 luglio 2008
Lascerete vostro Padre e vostra Madre per essere una sola carne
 Ieri mattina ho assistito a un matrimonio. Si trattava della figlia di una carissima amica, un po' più "vecchia" di me, che ho conosciuto da quando vivo qui e che, quando serve, mi tiene i bambini. Ha avuto figli, o meglio figlie perchè ha solo femmine, giovanissima e giovanissima e piena di inesperienza ha saputo tirare avanti una famiglia. Ho molta stima e ammirazione per questa donna, sempre pronta a darmi una mano quando occorre, legata a molte tradizioni e valori oggi persi. Con lei riesco a parlare ed aprirmi su molte questioni[1] e, a causa anche di una mia introversione, da quando vivo qui è forse l’unica persona con cui ci riesco, a parte forse un’altra donna che ho conosciuto in questi giorni[2]. E ho stima e affetto anche per suo marito e le sue figlie.

Dunque ieri sposava una delle figlie, così ho portato i bambini alla ludoteca e sono andata ad assistere alla cerimonia in chiesa. Come in tutti i matrimoni a cui assisto sono rimasta colpita dall’alta percentuale di donne vestite di nero, cioè “a lutto”, mentre per un matrimonio vedrei più adeguato un abito colorato. Ma questa è solo una mia considerazione, ovviamente.

Ma ciò che più mi ha colpito era l’aria triste che avevano la madre e una delle sorelle della sposa. Davvero, non sembrava proprio, guadandole in faccia, che quello fosse il giorno più bello della vita della rispettiva figlia e sorella.

Nei giorni scorsi, ogni volta che incontravo la madre della sposa, la vedevo molto trafelata nei preparativi. Lamentava di essere stanca, di avere ancora molto da fare, che non erano ancora pronti i vestiti da cerimonia suoi e delle altre figlie, di come la casa degli sposi non fosse ancora sistemata…

La vedevo completamente stremata e considerata l’alta confidenza che ho con lei mi sono diverse volte permessa di consigliarle di calmarsi, per non arrivare al giorno del matrimonio come uno straccio. Perché di certo sua figlia avrebbe voluto vederla serena e gaia nel giorno più bello della sua vita. Ma considerando l’aspetto che aveva ieri non credo abbia seguito il mio consiglio.

Credo che, senza rendersene conto naturalmente, fosse un po’ spiaciuta di questo distacco. Ora le rimane solo una figlia in casa. Il padre della sposa invece l’ho visto, mentre accompagnava la figlia all’altare, visibilmente emozionato ma felice. Felice perché ha fiducia nello sposo di sua figlia, perché sa che le starà accanto e le darà tutto ciò di cui ha bisogno.



[1] Le ho finanche parlato della mia partecipazione ai seminari di Arkeon. Da un paio d’anni lo faccio poco e niente, nel timore di venire tacciata di essere l’adepta di una setta.

[2] Infatti, se avrò tempo prima della partenza, volevo spendere qualche parola anche su di lei.


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permalink | inviato da sadal-melik il 17/7/2008 alle 12:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
16 luglio 2008
Padre, scopro solo ora la tua bellezza
Da Wikipedia 

«Van Loon è dedicata a mio padre, che leggeva le opere di questo Piero Angela dei suoi tempi, cioè gli anni '30. Van Loon era un olandese (o un fiammingo, non ricordo bene) divulgatore di storia, geografia e umanità varia, i cui scritti si trovavano di frequente nelle case di chi, come mio padre, aveva molti interessi ma non aveva avuto l'occasione e i soldi per studiare. Una canzone molto intensa che ho provato più volte a inserire nella scaletta dei miei concerti. La provo e poi sono costretto a rimetterla via. Non riesco a farla senza star male e piangere, perché, nel frattempo, mio padre è morto» (Un altro giorno è andato, Giunti, Firenze 1999). «Un autore dunque degli anni Trenta, Quaranta, uno scrittore della generazione dei nostri padri: io l'ho identificato con quella generazione che da giovane pensi fatta di perdenti. Ma crescendo ti accorgi che tuo padre non era un perdente, era semplicemente uno costretto a vivere così. Da giovani si pensa che mai si scenderà a compromessi, che nessuno potrà costringerci. Col tempo si cambia idea. (...) Più l'età si allunga e più capisci quei padri che anni prima avevi rifiutato o combattuto, soprattutto perché le loro sconfitte sono diventate poi anche le tue e così le piccole, tempo prima non riconoscibili, vittorie» (da un'intervista)

                                        qui il testo


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permalink | inviato da sadal-melik il 16/7/2008 alle 9:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
vita familiare
10 luglio 2008
Ancora su padri e canzoni
Al posto della classica ninna nanna ai miei figli amavo e amo cantare questa canzone                 qui il testoAnche se alla femmina sostituisco la frase “avrai una donna acerba” con “avrai un uomo acerbo”   .  Claudio era un cantante che amavo tantissimo nella prima e nella tarda adolescenza.
Negli ultimi anni, ai seminari di Arkeon, durante il lavoro su padri e figli, veniva fatta ascoltare questa canzone             qui il testo Fu più o meno nel periodo in cui nacque il nostro primogenito. Anche se, come ho detto altre volte, ho sempre amato le canzoni di Guccini e anche se, se ben ricordo, Guccini e Vecchioni sono amici, questa canzone di Roberto non la conoscevo prima di allora. Ma da allora mi colpisce ogni volta che la sento. Che Roberto e Francesco siano amici lo intusco da quest'altra canzone    qui il testo ("porti il nome di un amico". La figlia di Vecchioni si chiama Francesca), bellissima anche questa.

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permalink | inviato da sadal-melik il 10/7/2008 alle 12:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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