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sentimenti
8 novembre 2008
A chi sono fedele? - Aggiornamento
Erano giorni che non avevo più avuto modo di vedere la mia amica e che con altre mamme, quando ci incontravamo a scuola, ci chiedevamo come era andata a finire, se il ricorso alla scienza avesse funzionato.
L'ho vista giorni fa, purtroppo anche la scienza per ora fallisce.
Ma indovinate in compagnia di chi era? Forse del marito?
Ma de che...


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permalink | inviato da sadal-melik il 8/11/2008 alle 16:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
27 agosto 2008
Della mamma e della nonna
"Fa la ninna fa nanna piccolino della mamma. Della mamma e della nonna e del babbo quando torna"
Mia madre me la cantava così la ninna nanna quando ero piccina; o meglio non sono in grado di ricordare se la cantasse anche a me così, ricordo però che la cantava in questo modo a mio fratello minore. Non escludo pertanto che queste frasi le riservasse anche a me.
Cioè, noi figli appartenevamo innanzitutto alla mamma e alla nonna
[1], nostro padre veniva dopo, era messo in secondo piano rispetto a nostra nonna.
Che poi in rete ho trovato anche un’altra versione di questa ninna nanna:
"
Fai la ninna fai la nanna, Questo bambino gl’è della mamma, Della mamma e della nonna, E della vergine Madonna. Della nonna e della zia, Della vergine Maria, Della zia e della nonna, E di babbo quando torna.”
Cioè, il bambino prima di essere del padre appartiene a tutte le altre donne della famiglia, più la Vergine Maria[2].

Come il Vangelo insegna, ho lasciato mio padre e mia madre per essere con il padre dei miei figli. Li ho lasciati proprio fisicamente, nel senso che loro continuano a vivere nella mia città natale mentre io risiedo con il mio uomo a molti km di distanza.
Quando eravamo in attesa del nostro primo bambino la gente mi chiedeva sovente se sarei andata a partorire nella mia città natale. “Perché dovrei?” Domandavo io di rimando. “Ho trovato ottimi medici anche qui”. E loro: “Allora verrà tua madre qui!”. Io spiegavo che, dovendo fare il parto naturale, non ero ovviamente a conoscenza del giorno esatto in cui il bambino sarebbe venuto alla luce. Pertanto mi sembrava un po’ inutile far venire i miei a casa nostra con forse molto anticipo, considerando anche che casa nostra non è grandissima, abbiamo un solo bagno e ospitare persone a lungo può comportare disagi anche agli stessi ospiti. I miei sarebbero quindi venuti a trovarci a nascita avvenuta.
Notavo gli sguardi perplessi di chi mi rivolgeva tali domande, qualcuno talvolta insisteva a chiedere: “Ma dopo la nascita ti trasferirai qualche giorno a casa di tua madre[3], vero?”. Rispondevo che non ne vedevo il motivo.
Quando il bambino nacque, e maggiormente poi, quando nacque la sorella, i commenti che ricevevo spesso erano: “poverina, ma come fai da sola?”. Più volte ho risposto che non ero affatto sola, perché, grazie a Dio, mica sono vedova.
Il commento seguente era sempre più o meno lo stesso “intendevo sola senza tua madre. Sai, tuo marito non può certo darti l’aiuto che ti darebbe tua madre”.

Nonostante quanto abbia letto in giro per la rete in questi ultimi due anni, i miei sono liberissimi di venire a trovare i nipoti come e quando vogliono. Ma io sono fiera di aver cresciuto i bambini con l’aiuto e l’appoggio del loro papà, piuttosto che con quello della loro nonna.



[1] A sua madre, nel caso specifico, visto che da prima della mia nascita fino ai miei tre anni e mezzo mio padre e mia madre vivevano con i miei nonni materni.

[2] Con tutto il massimo rispetto per quello che tale figura rappresenta ed è.

[3] Notare poi come insistevano sempre con questo “tua madre”. E mio padre? Mica sono separati i miei


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permalink | inviato da sadal-melik il 27/8/2008 alle 13:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa
17 luglio 2008
Lascerete vostro Padre e vostra Madre per essere una sola carne
 Ieri mattina ho assistito a un matrimonio. Si trattava della figlia di una carissima amica, un po' più "vecchia" di me, che ho conosciuto da quando vivo qui e che, quando serve, mi tiene i bambini. Ha avuto figli, o meglio figlie perchè ha solo femmine, giovanissima e giovanissima e piena di inesperienza ha saputo tirare avanti una famiglia. Ho molta stima e ammirazione per questa donna, sempre pronta a darmi una mano quando occorre, legata a molte tradizioni e valori oggi persi. Con lei riesco a parlare ed aprirmi su molte questioni[1] e, a causa anche di una mia introversione, da quando vivo qui è forse l’unica persona con cui ci riesco, a parte forse un’altra donna che ho conosciuto in questi giorni[2]. E ho stima e affetto anche per suo marito e le sue figlie.

Dunque ieri sposava una delle figlie, così ho portato i bambini alla ludoteca e sono andata ad assistere alla cerimonia in chiesa. Come in tutti i matrimoni a cui assisto sono rimasta colpita dall’alta percentuale di donne vestite di nero, cioè “a lutto”, mentre per un matrimonio vedrei più adeguato un abito colorato. Ma questa è solo una mia considerazione, ovviamente.

Ma ciò che più mi ha colpito era l’aria triste che avevano la madre e una delle sorelle della sposa. Davvero, non sembrava proprio, guadandole in faccia, che quello fosse il giorno più bello della vita della rispettiva figlia e sorella.

Nei giorni scorsi, ogni volta che incontravo la madre della sposa, la vedevo molto trafelata nei preparativi. Lamentava di essere stanca, di avere ancora molto da fare, che non erano ancora pronti i vestiti da cerimonia suoi e delle altre figlie, di come la casa degli sposi non fosse ancora sistemata…

La vedevo completamente stremata e considerata l’alta confidenza che ho con lei mi sono diverse volte permessa di consigliarle di calmarsi, per non arrivare al giorno del matrimonio come uno straccio. Perché di certo sua figlia avrebbe voluto vederla serena e gaia nel giorno più bello della sua vita. Ma considerando l’aspetto che aveva ieri non credo abbia seguito il mio consiglio.

Credo che, senza rendersene conto naturalmente, fosse un po’ spiaciuta di questo distacco. Ora le rimane solo una figlia in casa. Il padre della sposa invece l’ho visto, mentre accompagnava la figlia all’altare, visibilmente emozionato ma felice. Felice perché ha fiducia nello sposo di sua figlia, perché sa che le starà accanto e le darà tutto ciò di cui ha bisogno.



[1] Le ho finanche parlato della mia partecipazione ai seminari di Arkeon. Da un paio d’anni lo faccio poco e niente, nel timore di venire tacciata di essere l’adepta di una setta.

[2] Infatti, se avrò tempo prima della partenza, volevo spendere qualche parola anche su di lei.


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permalink | inviato da sadal-melik il 17/7/2008 alle 12:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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