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vita familiare
3 dicembre 2008
I figli maschi andranno per la loro strada. Le figlie femmine, almeno una, si occuperanno dei genitori
Almeno questa è l'opinione che sento spesso. Veramente la Bibbia dice "lascerete vostro padre e vostra madre per essere una sola carne" e si rivolge tanto agli uomini quanto alle donne.
Ma non è così che poi la pensano molti.
Due signore mi incontrano in paese, mi chiedono come procede la nuova gravidanza e se ho già saputo il sesso. Sapendo che è una femmina commentano: "Meglio così. Ora ne hai due. Così almeno una resterà con voi genitori quando invecchierete".
Sono rimasta così . Cioè, dovremmo sacrificare una delle nostre figlie?
Noi quello che desideriamo, per tutti e tre, è che si costruiscano una propria famiglia, che siano felici. Potrebbero trovare lavoro o comunque la loro felicità in un luogo lontano da dove noi stiamo.
E poi, chissà, magari sarà proprio il figlio maschio l'unico a rimanere ad abitare nelle nostre vicinanze, quindi anche quello che, in caso di necessità, ci sarà maggiormente vicino. Ovviamente senza nulla togliere alla sua futura compagna e ai loro futuri figli; che, in ogni caso, verranno prima di noi.
Eppure questo concetto della figlia femmina da delegare a bastone della vecchiaia lo vedo ancora molto presente.
vita familiare
13 ottobre 2008
Anche questo è amare
 Questa mattina le maestre mi hanno riferito alcune marachelle del bambino. Così tornati a casa ho ritenuto opportuno dargli una piccola punizione. Di solito all’ora di pranzo vediamo i cartoni, oggi, approfittando anche del fatto che la sorella ha già iniziato la mensa mentre lui ancora no -quindi non punivo indirettamente anche lei- gli ho detto: “Oggi mamma guarda il telegiornale. Niente cartoni!”[1]. Lui ha protestato ma la mamma ha mantenuto il punto. Allora ha usato l’altra sua tecnica: mi abbracciava e mi ripeteva che mi vuole bene, facendomi sentire una grande str… la tentazione di perdonarlo e concedergli il cartone era fortissima ma sono riuscita a non cedere. Gli ho spiegato che era stato monello[2], che i cartoni li avrebbe visti a cena con la sorella.
In questi giorni il papà è in trasferta di lavoro, quando poco fa l’ho sentito telefonicamente gli ho spiegato di quanto mi fossi sentita in colpa per quel castigo dato al bambino. Ma anche secondo il papà la mamma ha agito correttamente; perché educare un bambino significa amarlo. E se il bambino in quel momento vede l’adulto cattivo, da grande lo ringrazierà.




[1] E forse è stata una punizione anche per la mamma, dato che al telegiornale le notizie buone sono sempre poche. Per fortuna oggi si è parlato di ripresa economica .
[2] Quando ne commettono una delle loro evito accuratamente di dire ai bambini che sono stati cattivi. Anzi, mi arrabbio moltissimo se qualcuno usa questo aggettivo con loro.


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permalink | inviato da sadal-melik il 13/10/2008 alle 22:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
7 settembre 2008
L'appartenenza dei figli

Di solito il sabato non ci sono molti bambini alla villa comunale e i nostri si annoiano a giocare senza i consueti amichetti. Ieri inoltre il loro papà lavorava fino a tardi e non sapevo come far passare il pomeriggio ai bambini. Così mi è venuta l'idea di prendere il trenino e andarcene in città, considerando anche che a loro prendere il treno piace moltissimo[1].
Ci facciamo una passeggiatina per i negozi, ci fermiamo a un bar a prendere pasticcini e succo di frutta, poi entriamo in una libreria Feltrinelli perché ho promesso loro un regalino e a loro piacciono molto i libricini musicali o gli album da colorare. Restiamo lì dentro almeno un’ora perché non si mettono d’accordo su cosa comprare oppure vorrebbero tutto. Quando usciamo guardo l’orologio, mi accorgo che abbiamo perso il treno per il ritorno e il prossimo è tra circa un’ora. Così ci fermiamo in una piazza con dei giochi, loro prendono letteralmente d'assalto uno scivolo e io mi rilasso un po’ su una panchina, accanto a due signore un po’ anziane. Iniziano a farmi i complimenti per i bambini, dicono che sono bellissimi anche se hanno un aria molto sveglia e da grandi furbacchioni. Confermo la loro impressione accennando anche a quanto hanno combinato poco prima nella libreria. Ridono divertite sostenendo che in fondo i bambini sono tutti così, tutti un po’ vivaci e che è così che devono essere. Trovo le due nonnine molto simpatiche. Poi una di loro continua: “I bambini sono bellissimi, dovrebbero rimanere sempre bambini, perché poi quando crescono se ne vanno, formano una propria famiglia e non si curano più dei genitori”.Trovo l’affermazione di questa donna un po’ egoistica ma mi intenerisce molto.

Le spiego che i figli non sono per noi. Dio ce li da in custodia affinché li cresciamo, li accompagniamo nel loro percorso di crescita, li sosteniamo. Fintanto che non diverranno adulti. A quel punto noi genitori dobbiamo solo aspettarci, anzi, sperare per loro, che trovino un/una compagno/a e formino una propria famiglia. E’ la natura che vuole questo e del resto anche nel mondo animale succede così. I figli divenuti adulti avranno sempre il pieno rispetto e la piena gratitudine per i propri genitori, che gli hanno donato la vita e li hanno cresciuti. Ma non è di loro che devono occuparsi, ora. Devono invece preoccuparsi di crescere i propri figli e di trasmettergli i valori che i propri genitori hanno trasmesso a loro. Se l'anziano genitore dovesse avere bisogno del figlio adulto, costui cercherà di essere presente e di sostenere chi gli ha regalato la vita. Ma dando sempre la priorità alla famiglia che ha creato, senza cioè trascurarla.
Questo non lo racconto alle signore ma c'è stato un periodo della mia infanzia in cui mia madre ha trascurato un po' noi figli per assistere mia nonna malata. Certamente avrà fatto il suo dovere di figlia ma ha un po' tralasciato quello di madre; che invece, a parer mio, avrebbe dovuto prevalere. E tutt'ora di questo si rammarica con noi figli. Io ho sentito molto il vuoto di madre, allora.
Guardo l’orologio. E’ ora di andare a prendere il treno se non vogliamo perdere anche questo. Saluto le due signore, chiamo i bambini e mi avvio con loro. Mentre mi allontano sento che commentano, anche se un po' tristemente: “Però è vero. I figli non sono cosa nostra”.



[1] Probabilmente se un giorno, per lavoro o per studio, andranno a vivere in una grande metropoli e saranno costretti a prendere la metropolitana tutti i giorni cambieranno idea

vita familiare
5 luglio 2008
Padri

Ieri citavo una canzone di Guccini. A me un tempo questo cantautore e quelli simili a lui (De Andrè, De Gregori, Vecchioni e così via) piacevano molto, un po’ anche per via delle mie idee politiche. Oggi non ho più un’idea politica precisa; o, per usare forse una frase molto abusata attualmente, io alcune idee le ho ancora, sono i nostri politici che non ci rappresentano più. Oggi vedo anche questi cantautori, quelli ancora in vita e quelli non più su questa terra, tutti un po’ tristi e un po’ soli. Ma tutti ugualmente con una grande anima. E’ come se spesso nelle loro canzoni si sforzavano di rinnegare Dio, quando in realtà lo avevano nel cuore senza saperlo. Altrimenti non saprei come spiegarmi la bellezza di molte loro canzoni. Un’altra canzone di Guccini che mi piace moltissimo è questa                   qui il testo 

Adesso non sono certa se ricordo male io o se si tratta di altri cantautori, visto che a me sembra che abbiano un po’ tutti storie d’amore (e non solo) un po’ travagliate ma credo che egli abbia una figlia con una donna dalla quale è separato. Di certo questa canzone parla del rapporto con sua figlia. Quando ascoltai questa canzone per la prima volta ricordo che mi prese un groppo alla gola.



Credo che un uomo può fare tutte le stupidaggini del mondo, avere una vita travagliatissima. Ma nel momento in cui è Padre qualcosa cambia. Forse in questi cantautori è rimasta la loro immaturità, la loro ricerca di qualcosa di astratto attraverso la musica. Ma di sicuro sono stati tutti padri amorevoli per i propri figli, che, se non sbaglio, hanno avuto tutti. Forse i loro figli avrebbero preferito averli accanto durante la loro crescita, piuttosto che essere celebrati nelle canzoni. Ma probabilmente la distanza che avevano questi uomini cantautori dai propri figli era tale che parlare a loro attraverso la musica era l’unica modalità.

vita familiare
4 luglio 2008
I nonni
Oggi ascoltavo una canzone di Guccini che a me piace moltissimo, Stelle. qui il testoMi ha sempre affascinato il cielo notturno, mi sono sempre sentita come rapita. E mentre ascoltavo questa canzone il pensiero è corso a mio suocero. Io non l'ho mai conosciuto perchè quando ho incontrato mio marito era già morto. Ma lui sostiene che mi sarebbe piaciuto moltissimo perchè anch'egli era affascinato come me dalla visione del cielo notturno. E conosceva anche tutti i miti che si legano dietro alle varie costellazioni.
Ma se non l'ho conosciuto io, non l'hanno conosciuto nemmeno i nostri bambini. E la più piccola dei due non ha mai avuto modo di conoscere nemmeno la nonna, mentre il maggiore l'ha vista una sola volta. E vedono poco anche i miei genitori, dal momento che viviamo in città diverse.
Noi però parliamo spesso ai bambini dei loro nonni, in particolare di quelli che non vedranno mai. Gli raccontiamo chi erano, che facevano, dove vivevano.
I nostri antenati, pur con i loro difetti, ci hanno dato molto e sono comunque le nostre radici. Da loro proveniamo e dobbiamo saper cercare di vedere e valutare la loro parte più grande
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